Patatine fritte è boom di catene di chips “olandesi”: come aprire un negozio di patatine fritte


Franchising, boom di aperture nel 2016
SONO SOPRATTUTTO LE GRANDI CATENE A INVESTIRE: DA YAMAMAY A CALZEDONIA, DA ROADHOUSE A ROSSOPOMODORO, MA LA FEBBRE SI ESTENDE AD ALTRI COMPARTI: DENTISTI, LAVANDERIE, NOLEGGIO FURGONI. I NUOVI BRAND DI PATATINE FRITTE SONO TUTTI ITALIANI. IN TOTALE 900 NUOVI NEGOZI CHE DARANNO 5.000 POSTI DI LAVORO AGGIUNTIVI.


L’ invasione delle patatinerie è la schiuma della grande onda. Il boom del negozio monoprodotto e monoservizio, che ha forse la sua espressione più vistosa, e senz’altro la più odorosa, nei chioschi e negozietti di chips fritte, per una decina di brand sviluppati in Italia, investe ormai tutte le tipologie del commercio. Quindi pizzerie, gelaterie, yogurterie, erboristerie e ristoranti tematici fanno a gara per occupare le migliori location di centri storici e centri commerciali. Poi ci sono dentisti (Dentalpro), centri dimagrimento (Dietnatural), fiorai (Fiorito), supermercati bio (EcorNaturasì) lavanderie automatiche (Wash&Dry), centri ottici (Nau), noleggio furgoni (Van4you) e perfino servizi postali (Uniposte) e uffici in coworking (inCowork).



C’è anche chi, come Nativa, si porta avanti sulla legge mettendo in cantiere un brand per la vendita di cannabis. Tutto all’insegna della specializzazione e del franchising. Nel 2016 il commercio che si fonda sullo sviluppo delle reti si prepara a cogliere la ripresa dei consumi con l’apertura di 900 nuovi negozi (+18% rispetto all’anno scorso) che saranno popolati da circa 5.000 nuovi occupati. La crescita potrebbe essere anche superiore, visto che la previsione arriva da Confimprese, l’associazione che pur rappresentando i big del comparto, vale circa un terzo del totale del mercato. Nel 2015 gli italiani hanno speso 23 miliardi di euro nei punti vendita in franchising. Stando a Rds Consulting, la società che organizza il
salone del franchising a Milano, i consumi sono cresciuti di poco, appena lo 0.6%, a testimonianza che il nuovo eldorado del commercio non è per tutti. E che a fronte di tante nuove aperture, non sono mancate le chiusure e fra tanti brand che nascono rapidamente ce ne sono molti che muoiono . Ma il dato più rilevante sulla tenuta del settore, che comunque ha retto negli anni del crollo dei consumi (dal 2008 al 2014 il giro d’affari è aumentato del 4%), è l’aumento degli incassi nei centri commerciali, arena d’elezione per questi brand, che hanno cominciato a salire con tassi del 3% a partire dalla seconda metà dello scorso anno. Sul 2016 tira aria di svolta, trainata anche dallo sviluppo dei nuovi mega shopping center, da quello di Arese, a Grandapulia di Foggia e Mondo Juve a Torino. «A crescere – dice Mario Resca, presidente Confimprese, il manager che negli anni 90 ha guidato lo sbarco di McDonald’s in Italia – non sono solo i comparti tradizionali, abbigliamento e food/ristorazione, ma anche i settori minori in termini di rappresentatività, come ottica, arredamento, prodotti erboristici, oggettistica per la casa. L’abbigliamento, che costituisce la fetta maggiore della nostra base associativa con il 23%, si conferma il settore numero uno per nuove aperture, 454, pari a quasi il 50% del totale, seguito dall’alimentare con 159 nuovi locali, in cui lo street food si conferma tra le nuove tendenze del comparto ». Il modello di business del franchising, un tempo vissuto come nemico numero uno dal commercio, cavallo di Troia dei big della ristorazione e della distribuzione americana, è diventato un alleato del made in Italy. Il menù di condivisione di rischi tra franchisor e franchisee, creatività alla base dello sviluppo di un brand, valorizzazione delle specialità regionali, capacità di fare squadra, basso costo d’investimento (anche meno di 50mila euro), ha creato una nuova classe di imprenditori.

La tenuta del settore è ora perfino incoraggiata dalle istituzioni, con la Regione Lombardia che ha lanciato un progetto per agevolare l’ingresso dei punti vendita franchising nei centri storici, laddove i negozi tradizionali hanno chiuso bottega per via della crisi. L’invasione delle catene estere invece non c’è stata. Tanto che su 940 insegne presenti sul territorio, che gestiscono 51 mila punti vendita e 187 mila occupati (il 7% del commercio al dettaglio), più di 800 sono frutto dell’impresa Made in Italy. Anche le friggitorie di patatine all’olandese che spopolano nelle città sono idee sviluppate da imprenditori italiani con diversi brand, come Amsterdam Chips, Chipstar Amsterdam, Fry Chips, Just Fries. Certo fanno notizia lo sbarco in Italia del gigante del pollo fritto Kentucky Fried Chicken che annuncia per i prossimi anni 6.000 assunzioni in tutta Italia, l’ipotesi sempre più concreta dell’arrivo di Starbucks, l’avanzata con il nuovo format del big dell’abbigliamento svizzero Tally Wejil, e i 100 punti vendita in cantiere degli accessori e gioielli di Claire’s. Tuttavia la stella polare dei nuovi imprenditori sono proprio quei campioncini made in Italy che hanno utilizzato il franchising come trampolino di lancio per il grande salto nel mondo degli affari. Tra quelli che “ce l’hanno fatta” ci sono i lombardi de La Piadineria e i friulani di Cigierre (ristoranti etnici e il brand Old Wild West) che, dopo aver superato quota 100 negozi, hanno attirato gli investimenti di fondi di private equity per puntare anche sull’estero. E poi ci sono quei marchi che oggi sono diventati aziende strutturate del quarto capitalismo, forti in Italia come all’estero. Prendiamo il caso di Pianoforte holding che con l’intimo Yamamay, le valigie Carpisa e gli articoli per il nuoto Jaked è una realtà da 287 milioni di euro, con 100 aperture previste per il 2016 e l’obiettivo di andare in Borsa entro tre anni. Ma il target è portare la quota di export dal 25 al 50% grazie anche all’accordo con il gruppo tedesco Wöhrl-SinnLeffers. Pianoforte Holding non è l’unica a guardare fuori d’Italia: oltre confine ci sono più di 7.000 negozi di franchising made in Italy, sviluppati da 157 insegne italiane, come Calzedonia, Roadhouse Grill del gruppo Cremonini, il gelato Maestro, le pizze Rossopomodoro di Franco Manna. Per riuscire a realizzare un negozio una Patatineria,